venerdì, marzo 11, 2005

Neverwhere

Da un po' di giorni ripenso a Neverwhere di Neil Gaiman. Credo che i discorsi fatti e taciuti nel libro siano validi ora come quando l'ho letto, ora più di quando l'ho letto. Alcune coe allora mi erano parse delle forzature, adesso mi sembrano più naturali, quasi logiche e anzi dovute. Earl's Court che da stazione diventa treno, il conte senza nome, solo Earl. Il ponte di Knightsbridge divente nightbridge. In fondo i nomi sono associati alle cose per convenzione, e nel tempo cambiano, mutano, trasfigurano fino a divenire irriconoscibili. Un treno chiamato Earl's Court ha lo stesso senso di una stazione della metropolitana con quel nome. Sto rileggendo Calvino, se una notte d'inverno un viaggiatore, un libro metafisico, anzi un libro sulla metafisica dei libri. Calvino e Gaiman, Gaiman e Calvino, che possa esserci un nesso?